
Alle volte – perché crediamo di fare del bene – ci buttiamo a capofitto in un progetto, con tutta l’eccitazione e la voglia di cambiare positivamente la realtà, volendo aiutare qualcuno che crediamo svantaggiato.
Il più delle volte ci scontriamo con il fatto che quanto crediamo positivo, magari non lo è o, al massimo, si rivela del tutto inefficace.
Ma quando c’è anche il minimo sentore che la nostra azione ha migliorato una situazione, almeno per me, si apre un tripudio di felicità, un cocktail di incontenibile euforia che mi appaga per giorni interi.
È più forte di me… tutte le volte mi riprometto che sarà l’ultima volta e poi non riesco mai a dire di no.
Quando però c’è non solo un bilancio negativo, ma il proprio intervento è considerato del tutto inadeguato e visto in malo modo lo scoraggiamento, la delusione e la tristezza vincono su qualsiasi altra emozione.
Questa volta chi ci perde è un animale, un animale che credevo davvero di poter aiutare.
L’umiltà di chi lo possiede purtroppo non esiste e proprio per questo la strada che stanno percorrendo insieme è sbagliata … non lo dico perché amo indossare le vesti del giudicatore, cioè di quello che addita ingiustamente e basta, ma perché, anch’io ho sbagliato e ho avuto la fortuna di trovare qualcuno che mi ha fatto vedere che c’erano altre strade.
Io però ho stretto i denti e ho migliorato, loro faranno altrettanto oppure si arrenderanno a discapito di quell’animale?
Dentro di me continuo a sperare solo il bene per una piccola dolcissima anima a quattro zampe!
foto scaricata da internet
